Dati alla mano, anche con la migliore tecnologia disponibile, il riscaldamento a legna ha emissioni in atmosfera molto superiori a quelle del riscaldamento a metano, a gpl ed addirittura del riscaldamento a gasolio. I dati:
Fattori di emissione utilizzati in INEMAR (2008)
*: BAT – Best Available Technologhy, migliore tecnologia disponibile (Fonte: www.inemar.eu) |
Ricordate la vecchia pubblicità “Il metano ti da una mano“? Avevano ragione! Il metano è il combustibile fossile più pulito e abbondante che abbiamo disponibile. Con questo non voglio dire che non sia inquinante, ma che è il meno peggio disponibile a buon prezzo. Ha basse emissioni inquinanti se comparato a gli altri combustibili e dal punto di vista del riscaldamento globale l’alto rapporto tra idrogeno e carbonio della sua molecola fa si che abbia una emissione di CO2 più bassa rispetto agli altri combustibili fossili. Sono in corso in Italia esperimenti per ridurre ulteriormente l’emissione di CO2 miscelando il metano che arriva alle utenze con una percentuale d’idrogeno. L’idrogeno puro ricavato da fonti sostenibili sarebbe un’ottima alternativa al metano, ma produrre idrogeno richiede molta energia ed è molto più pericoloso da gestire rispetto al metano. Non siamo ancora pronti al suo impiego.
Dall’altro lato troviamo la legna che erroneamente la gente crede sia ecologica perché naturale (come il tabacco delle sigarette) ma se bruciata, nel caminetto, nella stufa a pellet o cippato, leggiamo dalla tabella che le emissioni di polveri sottili in atmosfera sono molto più elevate di quelle che si hanno con gli altri combustibili. Addirittura emissioni superiori agli impianti a gasolio.
Per dare un’idea della situazione, la tabella mostra che un solo caminetto genera un inquinamento da polveri sottili pm10 che è paragonabile a quello che sarebbe prodotto da 2500 caldaie a metano messe insieme. Una singola stufa a pellet invece produce pm10 paragonabili a 350 caldaie a metano, meno rispetto ai caminetti ma comunque altissimo.
Immaginate che colore avrebbe l’aria se ognuno installasse in casa un caminetto o una stufetta a pellet!!!! Tutto ciò senza considerare la produzione di altri inquinanti.
La combustione della legna/biomassa produce molti più composti organici e ossidi d’azoto che sono estremamente irritanti e dannosi per la salute ed emette quantità spaventose di monossido di carbonio. In confronto alle biomasse legnose, il gasolio per riscaldamento ha la sfortuna di essere un combustibile fossile e quindi, oltre a riportare in atmosfera il carbonio fossile oramai intrappolato nel sottosuolo, contiene anche un po’ di zolfo che causa la produzione di anidride solforosa. Se gli impianti a gasolio fossero convertiti per l’uso di combustibili oleosi di origine vegetale si avrebbe una notevole riduzione di emissioni di anidride solforosa e non si avrebbe emissione di co2 di tipo fossile. Peccato che non si riesce a produrre olio combustibile vegetale in abbondanza e a prezzi ragionevoli.
Occorre notare che la tabella riporta i valori per apparati a legna che sono dotati della migliore tecnologia disponibile, ed ovviamente mantenuti in eccellenti condizioni d’esercizio. Questo significa stufe con filtri, camere di combustione speciali, sonde, centraline elettroniche che misurano e regolano i parametri della combustione, etc. Però “migliore tecnologia = costo molto alto” in contrasto con il fatto che chi decide d’installare un impianto a pellet lo fa principalmente per risparmiare.
Chi compra una stufa a pellet, difficilmente si orienta verso un prodotto costoso. Nella mia esperienza, parlando con decine di persone che si riscaldano col pellet, il costo d’acquisto della stufa si aggira tra 700€ e 1500€. Si tratta di stufe semplici senza alcun sistema per la riduzione delle emissioni. Con stufe di questo tipo i livelli di emissione restano altissimi.
Una nota antipatica che emerge discutendo con la gente è che la motivazione che spinge le persone ad acquistare stufe a pellet è che credono di ridurre cospicuamente la spesa energetica, sia come costo di esercizio, sia come costo iniziale dell’impianto, ma si sbagliano, perché, è vero che il pellet è un combustibile un po’ più economico del metano ma nell’esercizio dell’impianto non si risparmia significativamente (vedi qui un paragone dei costi). A pagare le spese di chi vuole risparmiare sono gli abitanti che vivono nelle vicinanze di chi usa la legna, e lo fanno al costo di aria pulita che avrebbero il diritto di respirare.
A migliorare la situazione, non giovano le campagne che fanno i produttori di pellet e stufe che pubblicizzano i loro prodotti come se fossero prodotti ecologici.
Le stufe a pellet andrebbero installate in luoghi poco abitati e solo dove non è possibile fare uso del metano o di altri combustibili, ad esempio in montagna.
Soluzioni alternative ed ecologiche alle stufe a pellet esistono: impianti a biodiesel, olio vegetale, metanolo, etc. Dove possibile si può installare il solare termico abbinato o meno a pompe di calore. Sono impianti più complessi con costi iniziali maggiori e che usano combustibili più cari.
Forse non saranno competitivi nell’esercizio come il pellet, ma risparmiare inquinando e danneggiando il prossimo sono capaci tutti.
Domande frequenti
Questo post, forse è stato uno dei primi in Italia a mettere in luce i problemi d’inquinamento causati dalla combustione di biomassa, in particolare pellet e legna. Siccome salì ai primi posti nei motori di ricerca, ricevetti diverse email ed una valanga di domande e contestazioni, addirittura fui contattato da un giornalista di Report e da aziende che producevano stufe a pellet.
Piano piano se ne sta incominciando a parlare e la gente e le istituzioni stanno prendendo coscienza del problema. Dunque, è necessario un riepilogo delle domande e delle contestazioni più frequenti che ho ricevuto.
Come hai realizzato la tabella con le emissioni inquinanti che hai riportato nell’articolo?
Non sono stato io a redarla, ho citato la fonte in calce alla tabella. Essa riporta i valori usati per il calcolo dei fattori di emissioni in Inemar del 2008. L’ho riportata per dare un’idea dell’ordine di grandezza delle emissioni inquinati da combustione delle biomasse e paragonarle a quelle degli altri combustibili usati per il riscaldamento. Se volete altri dati, vi basta googlare o fare riferimento alla letteratura del settore. Troverete molti riferimenti riportati nella tesi dell’Ing.S.Galante.
Il particolato della combustione della legna è un prodotto naturale e non è dannoso alla salute come quello del gasolio.
Falso! Studi hanno dimostrato come la concentrazione di IPA (idrocarburi policiclici aromatici, considerati fra le principali sostanze cancerogene) sia molto superiore a quella presente nel gasolio quando la combustione della legna è al di fuori dei parametri di combustione ottimali. Vedi questo studio capitolo 1.2.2.
Uno studio svizzero(Klippel e Nussbaumer) ha comparato la tossicità ed il potere mutageno su cellule polmonari in vitro con le polveri provenienti da un auto diesel euro 3 e da alcune stufe a biomassa legnosa. Si è riscontrato che, a parità di concentrazioni di polveri, in caso di combustione perfetta e completa (come avviene nei grossi impianti dotati delle migliori tecnologie) le polveri della stufa avevano una tossicità 5 volte inferiore del diesel. Mentre in caso di combustione incompleta (come avviene nei caminetti tradizionali e nelle stufe di bassa qualità) risultavano essere 15 volte più tossiche del diesel e con una concentrazione di IPA 20 volte maggiore. Vedi qui a pag10.
C’è da considerare che, comunque si faccia il paragone, la tossicità è stata studiata a parità di concentrazioni di polveri. Ma, una stufa a biomassa, anche nelle migliori ipotesi di combustione, emette una massa di particolato maggiore di una una caldaia a gasolio o una moderna auto diesel.
Quindi, anche se è vero che, nelle migliori ipotesi, la concentrazione d’inquinanti nelle polveri da biomassa è più bassa di quelli contenuti nelle polveri delle auto diesel, le stufe a biomassa rilasciano nell’ambiente una quantità d’inquinanti maggiore. Infatti, è stato stimato che il 65% degli IPA immessi in atmosfera sia dovuto ai riscaldamenti domestici da biomassa, mentre il traffico veicolare incide solo per il 2,6% (leggi quest’articolo sul benzo(a)pirene)!
Se il pellet è così inquinante, perché ci sono stati incentivi statali per il suo impiego?
Non sono in grado di rispondere, non conosco le motivazioni politiche alla base di tale scelta. Posso solo fare congetture. La prima è quella di una minore dipendenza energetica dai paesi fornitori di metano e combustibili fossili, la seconda è che essendo la legna un combustibile con contributo nullo alle emissioni di CO2 fossile in atmosfera, sia stata una scappatoia per rimanere all’interno degli obbiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra stabiliti dal protocollo di Kyoto senza effettuare grossi investimenti in tecnologie, anche se ciò avrà in futuro un costo in termini di salute pubblica. L’Italia ha ratificato il protocollo di Kyoto a giugno 2002 e a partire dal 2003 si è registrato un incremento delle emissioni di polveri da pellet e legna. (su questo sito i riferimenti ai dati storici sulle emissioni)
Paesi, come gli USA, che non hanno aderito a Kyoto, hanno continuato a dare informazioni sulla nocività dei fumi della legna (ad esempio vedi il sito dell’EPA).
Tuttavia, anche il particolato prodotto dalla combustione di legna ha effetti nell’alterare il clima, forse non è ancora considerato sotto questo punto di vista.
Le emissioni delle stufe a pellet prodotte e commercializzate dalla nostra ditta sono nei limiti di legge.
Mi fa piacere. Nessuno ha scritto che la legna è illegale. Però sono dei limiti molto più alti di quelli previsti per altri sistemi di riscaldamento.
In questo documento c’è una sintesi del quadro normativo per la combustione del legno: fattori di emissione e quadro normativo
Riporto un’altra fonte, dove troverete riferimenti e dati, si tratta di uno studio comparativo, effettuato in data successiva a questo post, dove vengono analizzati un po’ tutti i punti esposti.
Nel mio paese (Bagno di Romagna) esiste da circa 30 anni un impianto di teleriscaldamento che oltre a sfruttare con una pompa di calore l’acqua calda termale, utilizza una centrale a Gas che riscalda tutto il paese. Essendo i costi esorbitanti, la società che gestisce l’impianto sta modificando la combustione sostituendo il GAS con cippato di bosco. Le tecnologie sono le più moderne e grossi filtri tratterranno le polveri inquinanti. Nelle varie riunioni tenutesi, i progettisti hanno assicurato che l’inquinamento sarà pari a 7/8 stufe a legna e quindi prevedendo che quelle che non verranno utilizzate nelle case saranno molte di più, Bagno di Romagna (bandiera arancione), avrà un inquinamento inferiore al periodo pregresso. Ci hanno raccontato delle balle o il discorso può essere veritiero? Gradirei una E-Mail col vostro parere.
Ho risposto in pvt alla sua email.
Saluti
Quanto inquinano le stufe in maiolica a lento rilascio SI caricano solo 2 volte all giorno
Saluti Alberta, rispondere su quanto inquina una stufa a legna è quasi impossibile a priori perché, a differenza di altri combustibili che sono standard, le emissioni d’inquinanti prodotte dalla combustione della legna o delle biomasse in generale sono fortemente variabili al variare della qualità del combustibile (tipo di legna, stagionatura, umidità, etc) sia al variare dei parametri di combustione (temperatura, aria d’alimento, etc).
Tuttavia, anche se una stufa ad accumulo ha un rendimento un po’ superiore a quello di una stufa a legna tradizionale, credo che non commetto un errore se le rispondo che le emissioni inquinanti sono dello stesso ordine di grandezza.
Salve ho in cucina una piccola stufa a pellet ,ma vorrei capire se oltre alle immissioni esterne anche l’ aria e ammette all’interno e super inquinata grazie
Salve, in pratica il più delle volte si, perché capita che le stufe a pellet hanno piccole perdite di fumi anche all’interno e dato che in un appartamento il ricambio d’aria è scarso, perché d’inverno si tiene tutto chiuso, gli inquinanti si accumulano e possono raggiungere alti livelli.
Col tempo le guarnizioni della stufa possono perdere di tenuta, potrebbero non chiudere bene già di fabbrica poiché sono state fatte di scarsa qualità o possono perdere a causa di un cattivo assemblaggio, la canna fumaria potrebbe non tirare bene, le condizioni di pressione e vento esterne potrebbero causare un ritorno inaspettato dei fumi, potrebbe immettere lei stesso polveri ogni volta che effettua il carico della stufa o la pulizia, etc.
Quindi, se ha installato una stufetta a pellet dovrebbe aspettarsi immissioni nella sua abitazione.
Buona sera, abito a 15km in linea d’aria da Milano a S.Stefano Ticino, e ho la sfortuna di confinare con una casa dove, seppur presente un impianto di riscaldamento a pavimento con caldaia a condensazione (la casa è del 2010 come la mia), gli abitanti utilizzano da un paio di anni un caminetto chiuso notte e giorno.
Dopo essermi informato, e recato in comune la situazione mi risulta confusa e grottesca.
L’aria è perennemente inrespirabile, cosa posso fare?
Grazie Daniel
Esistono normative tecniche d’installazione, conformità ed esercizio degli impianti di riscaldamento a biomassa che devono possedere tutti gli impianti installati.
Riguardo le limitazioni di carattere ambientale la normativa varia da regione e regione se non addirittura a livello comunale, come per la circolazione veicolare.
In particolare, nella sua regione, è stata emanata una delibera (D.g.r. 11 luglio 2008 – n. 8/7635)
la quale, nel caso siano presenti altri impianti per il riscaldamento, impone il divieto nel periodo dal 15 ottobre al 15 aprile di utilizzare apparecchi per il riscaldamento domestico alimentati a biomassa appartenenti alle seguenti categorie:
1) camini aperti
2) camini chiusi e stufe con un rendimento inferiore al 63%
Il divieto si applica alla Fascia 1 del territorio regionale e ai restanti Comuni situati ad una quota altimetrica uguale o inferiore ai 300m.
Nella sua regione è presente Arpa Lombardia che è molto attiva sul territorio, potrebbe informarsi presso di loro riguardo la normativa.
Nelle giornate in cui si verifica il fenomeno dell’inversione termica e i fumi ristagnano attorno agli edifici, usare l’impianto a metano sarebbe una questione di buon senso.
Tuttavia, indipendente dalla conformità del caminetto alle normative, potrebbe far svolgere una perizia tecnica al fine di comprovare il superamento della soglia di normale tollerabilità delle emissioni che, rappresentano comunque un degradamento della salubrità della sua abitazione.
Se, il lotto abitativo in cui vive è di recente progettazione, è stato concepito per realizzare un ambiente residenziale sano ed il suo vicino è l’unico che usa un riscaldamento a biomassa, non dovrebbe avere problemi a far valere le sue ragioni, anzi, potrebbe intraprende un’azione collettiva.
Ci sono già state sentenze emesse su queste basi.
Però, dovrebbe farsi consigliare da un avvocato.
Saluti
Articolo interessante.
Peccato che mi sia beccato un tumore, non so se indotto dal pellet del vicino che scarica il suo bazooka a parete. Questo è il quarto inverno dalla dismissione della centrale termica condominiale. A nulla sono valse finora le azioni del nuovo amministratore per far dismettere la stufa installata in un periodo di anarchia antecedente il suo insediamento.
Dovresti fare un bilancio.
25 alberi da 0 a 25 anni di età contro gli inquinanti emessi dal bruciare un bancale di legna (un albero di 25 anni ci dà circa un bancale di legna per riscaldamento).
(ossigeno prodotto da 25 alberi da 0 a 25 anni di età/anno + co2 mangiata/anno) – (co2 prodotta nella combustione/anno + pm10 e inquinanti vari prodotti nella combustione/anno).
allora sì che poi potresti confrontare il risultato con le altre fonti energetiche.
non puoi tralasciare la produzione di o2 e conseguente abbattimento di co2 degli alberi durante la loro vita naturale.
tieni presente un’altra cosa.
se noti, nei campi stanno scomparendo le file di alberi a bordo campi, perchè se non viene utilizzato il legno, gli alberi diventano UN COSTO (!!!!)
Salve, grazie di aver fatto questa considerazione.
Gli alberi non producono ossigeno dal nulla: assorbono il carbonio C contenuto nella CO2 atmosferica (CO2 = C + O2) e lo trasformano in composti organici rilasciando l’ossigeno O2 che non gli serve. Nel momento in cui si brucia un albero, il carbonio C immagazzinato nel legno si ricombina con l’ossigeno O2 e si riottiene la CO2.
Il bilancio sulla CO2 è nullo, allo stesso modo quello sull’ossigeno, resta solo il bilancio su gli inquinanti. Per avere un bilancio positivo su CO2 e ossigeno dovremmo seppellire gli alberi con il loro carico di carbonio sotto terra (senza bruciarli), farci crescere sopra nuovi alberi e ripetere il processo, così come avvenuto durante le ere geologiche in cui le foreste si sono trasformate in giacimenti. Cioè, per mettere le cose apposto, dovremmo restituire al sottosuolo i combustibili fossili che gli abbiamo preso.
Detto ciò, il confronto che lei propone è a favore del legno se ci si concentra esclusivamente sulle emissioni in atmosfera di CO2 (bilancio nullo) ma questo post è stato scritto nel periodo boom delle stufe a pellet e si è voluto mettere in evidenza che la combustione residenziale delle biomasse, per effetto dei sottoprodotti e delle polveri, crea danni alla salute pubblica molto più dei combustibili fossili. In quel periodo non ci se ne rendeva conto.